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August 24 La confessioneLa confessione non è un gettone di presenza e un atto meccanico. I preti siano maggiormente presenti e non amministrino il sacramento durante le messe. Venuto meno il senso del peccato e di Dio
Come è noto, dal prossimo lunedì, a Barletta, provincia di Bari, si tiene la sessantesima settimana nazionale liturgica sul tema Celebriamo la misericordia, dunque incentrata sul sacramento della confessione. Originariamente, la Conferenza era stata assegnata a L’Aquila, ma ovviamente per ragioni dettate dai danni causati dal terremoto, il capoluogo abruzzese non ha potuto ospitare l’evento che come detto, si tiene a Barletta. Ne abbiamo discusso con Monsignor Carlo Ghidelli, Vescovo di Ortona e Lanciano, Presidente dei Vescovi di Abruzzo e Molise. Eccellenza, il sacramento della confessione costituirà oggetto della discussione e del dibattito nella vostra assemblea nazionale liturgica. Papa Benedetto XVI da ultimo ha sostenuto, con qualche preoccupazione, che questo sacramento vive un momento di crisi. Condivide?: “ certo, il Papa ha perfettamente ragione ed io da Vescovo me ne rendo conto, le ...
... cose stanno in questo modo”. Da che cosa dipende a suo giudizio l’affievolimento del sacramento della confessione?: “ intanto dalla perdita del senso del peccato. Dunque, svilito il senso del peccato, mi pare logico che la gente senta poco o nulla l’esigenza di chiedere il perdono in modo sacramentale”. Poi aggiunge: “ certo, lo svilimento del senso del peccato è una cosa molto grave, ma penso che ci sia una seconda causa connessa a questa”. Ovvero?: “ oggi, il vero,grande assente nella società è Dio. Manca Dio, lo abbiamo espulso. Peccando spesso, non ci rendiamo conto che offendiamo Dio”. E allora?: “ allora succede che rinneghiamo la idea di figliolanza divina, Dio diviene il grande sconosciuto, rompiamo l’alleanza con lui. Dio non è un carabiniere che ci obbliga con la forza al rispetto della legge, ma un Padre tenero ed affettuoso che ci lascia liberi. Ma noi dobbiamo fare buon uso di questa libertà che Dio Padre ci concede,altrimenti veniamo meno,come ho sottolineato ,all’alleanza”. Papa Benedetto XVI si è detto preoccupato per la scarsezza delle confessioni,ma ha anche detto che i confessionali talvolta sono vuoti da ambo le parti. In sintesi, in alcuni casi i sacerdoti non amministrano il sacramento: “ quello che lei riporta è assolutamente vero. Esistono preti, fortunatamente non tutti, che trascurano, per altre esigenze, l’amministrazione dei sacramenti e sbagliano. Io raccomando ai presbiteri della mia Diocesi di essere sempre presenti e reperibili,specie quando qualche fedele vuole confessarsi”. Poi aggiunge: “ dico basta, basta, alle confessioni amministrate durante le celebrazioni eucaristiche. Intanto distraggono i fedeli che non possono seguire la messa, poi non credo che in quelle condizioni si possa ottenere una buona confessione che ha bisogno di tempo e di calma. Di pazienza e di tempo, insomma tutto il contrario delle confessioni amministrate durante le messe in corso”. Il Vescovo completa il suo discorso: “ una mentalità lassista e spesso fuorviante, ha ridotto questo sacramento a qualche cosa di meccanico, di ripetitivo. La confessione non è un gettone da inserire in una macchina da parte del fedele che se ne va soddisfatto. La confessione costa sacrificio ed anche dolore, nel rendersi conto del senso del peccato e richiede sacrificio e applicazione sia da parte del fedele, che del sacerdote. Altro che storie”. Bruno Volpe Tratto da www.pontifex.roma.it August 22 Il male ci perseguita... perchè ?“Incessantemente chino sull'uomo per difenderlo, stimolarlo e ispirarlo, l'angelo custode si rattrista forse per quello che affligge il suo protetto: perdite materiali, insuccessi professionali, incidenti, malattie, vecchiaia, incostanze, mancanze, peccati? Accompagnando l'uomo in tutte le sue vie, l'angelo custode non ha talvolta di che rattristarsi? Qual'è l'atteggiamento dell'angelo di fronte al problema che è un tormento segreto per i credenti insufficientemente illuminati e un ostacolo per gli increduli nel loro cammino verso la verità: vale a dire il male, nelle sue diverse manifestazioni, che c'è nel mondo? Come reagisce l'angelo all'obiezione frequente: “Se Dio esistesse non permetterebbe il male. Il male c'è, quindi Dio non esiste?”. Qui si presenta un dilemma. O l'angelo soffre per le nostre prove e quindi non gode una felicità perfetta, o il nostro angelo custode non piange con quelli che piangono, rimane indifferente ...
... come un egoista e freddo di fronte ai mali che ci affliggono e quindi gli manca la comprensione e la simpatia. La soluzione data da San Tommaso a questo problema apparentemente insolubile ci apre profonde prospettive sul mondo degli angeli e sulla vita umana. «Gli angeli - afferma San Tommaso - non provano dolore né dei peccati né delle pene degli uomini. Nel mondo avviene soltanto ciò che è conforme alla divina giustizia e che da lei è tollerato, per cui gli angeli e gli altri beati aderiscono totalmente all'ordine della divina giustizia. Ma perché allora Dio permette il male? Perché non può fare altrimenti? Certamente no. Egli è onnipotente. Gli basterebbe un nonnulla per prevenire il delitto di un assassino o le persecuzioni di un tiranno o per abbattere un prepotente dittatore ecc. Se Dio tollera un male è sempre e unicamente per ricavarne un bene, a breve o a lunga scadenza. San Tommaso spiega questo stile divino con un esempio molto semplice: il comportamento di un navigante il cui battello, carico di merci, rischia di affondare in mezzo al mare in burrasca. Il navigante non vuole gettare in mare la mercanzia, ma lo vuole nell'imminenza di un grave pericolo di morte. Questa perdita si risolve per lui in un guadagno. Ha la vita salva! Da un male ricava un bene. Sacrifica il meno, la mercanzia, e salva il più, la vita. Agisce saggiamente. Ostinandosi a voler salvare la sua merce, perderebbe il battello e la vita. Così agisce Dio, quando tollera le malattie e le epidemie, i terremoti e le inondazioni, i delitti e le guerre, le colpe morali, i sacrilegi, le apostasie degli individui e dei popoli: se non impedisce questi mali - e lo potrebbe fare facilmente - è perché la sua sapienza e la sua potenza ne ricaveranno un giorno o l'altro dei beni più grandi. Dagli oscuri abissi della miseria umana, la misericordia di Dio sa trarre tesori imprevedibili. Questo lo sanno bene gli angeli, perciò non si affliggono delle nostre pene. Non è dunque affatto per indifferenza che gli angeli non si rattristano davanti alle disgrazie e alle colpe dei loro protetti, ma in ragione di una conoscenza più penetrante di questi mali. La loro serenità non deriva da ignoranza, ma da una scienza superiore. Mentre l'occhio dell'uomo si ferma alla scorza rugosa delle prove, senza discendere nella profondità né considerare l'avvenire, lo sguardo dell'angelo custode attraversa la scorza, entra nell'interno e penetra l'avvenire. Nel seme gettato in terra egli discerne già la spiga. L'angelo partecipa della scienza di Dio che con un solo sguardo abbraccia tutte le cose, passate, presenti e future. In una pagina magnifica, degna di Sant'Agostino, Pio XII raffronta le vedute limitate degli uomini con la scienza infinita di Dio, della quale partecipano gli angeli: “Tutti gli uomini sono quasi fanciulli dinanzi a Dio, tutti, anche i più profondi pensatori, i più sperimentati condottieri dei popoli. Essi giudicano gli avvenimenti con la veduta corta del tempo che passa e vola irreparabile. Dio li guarda invece dalle altezze e dal centro immoto della eternità. Essi hanno davanti ai loro occhi l'angusto panorama di pochi anni; Dio invece ha davanti a sé il panorama universale dei secoli. Essi ponderano gli umani eventi dalle loro cause prossime e dai loro effetti immediati; Dio li vede nelle loro cause remote e li misura nei loro effetti lontani. Essi vorrebbero la giustizia immediata e si scandalizzano dinanzi alla potenza effimera dei nemici di Dio, alle sofferenze e alle umiliazioni dei buoni. Ma il Padre celeste che nel lume della sua eternità abbraccia, penetra e domina le vicende dei tempi, al pari della serena pace dei secoli senza fine, continua e continuerà a far sorgere il suo sole sopra i buoni e i cattivi, a guidare i loro passi di fanciulli, con fermezza e tenerezza. È solo necessario che si lascino condurre da Lui e confidino nella potenza e nella saggezza del Suo amore per loro”. Fra Giovanni della Croce è gettato dai suoi fratelli carmelitani in un carcere del convento di Toledo. Gesto esecrabile, dal quale tuttavia Dio saprà ricavarne meraviglie! Fu precisamente nella sua oscura prigione di Toledo che ricevette le grazie di luce e di amore che lo condussero al più alto grado della vita mistica. Dopo la sua liberazione egli parlava dei suoi carcerieri come di benefattori insigni. La sua unione intima con Dio gli permetteva di partecipare in qualche modo a quella visione profonda che gli angeli, aderendo ai disegni di Dio, hanno degli avvenimenti e che serve loro per comprendere che se Dio permette un male, non è che per ricavarne un bene maggiore. Immaginiamo Ignazio di Loyola ferito gravemente all'assedio di Pamplona da una pallottola francese che gli spezza una gamba. Cerchiamo di rappresentarci le reazioni dei suoi amici. “Che disgrazia - avranno esclamato alcuni - ecco una brillante carriera interrotta..”. “Che fortuna - avranno pensato altri - è una liberazione! Toccato dalla grazia il capitano Inigo Lopez (questo era il suo nome) si impegnerà in una carriera incomparabilmente più nobile e più utile agli uomini che il mestiere delle armi!”. Come i nostri angeli custodi, così i santi del cielo e quindi i nostri defunti, liberati dalle fiamme del purgatorio ed entrati nella luce di Dio, conservano la serenità dinanzi al mali temporali e ai peccati degli uomini. Sulle prime questo atteggiamento imperturbabile sembra inumano ed incomprensibile. Si dirà: una madre entrata in paradiso come potrà non rattristarsi delle prove dei figli rimasti sulla terra? Non parteciperebbe alle loro preoccupazioni materiali? Non soffrirebbe per i loro peccati? Non fremerebbe vedendoli sulla via della perdizione? È necessario ripeterlo: la serenità dei cittadini del cielo dinanzi ai mali che affliggono gli abitanti della terra non è il frutto dell'ignoranza, né dell'indifferenza di chi, divenuto ricco, dimentica la sorte dei suoi compagni di via. È piuttosto il frutto di una scienza più profonda e di un amore più illuminato. Poiché la loro volontà è totalmente unita a quella di Dio, gli eletti entrati nella sua pace non provano né contrarietà né sofferenza alla vista delle vicissitudini degli uomini. La loro intelligenza, essendo immersa in quella di Dio, vede nelle prove degli uomini lo svolgimento dei disegni di Dio che sono tutti adorabili. Una mistica inglese, Giuliana da Norwich, preoccupata del problema del male e della sofferenza, comunicava le sue inquietudini a Nostro Signore. Egli la tranquillizzò, invitandola a confidare nel suo amore e nella sua onnipotenza: “Alla fine vedrai che tutto era bene”. “Alla fine”: ecco la parola chiave che illumina il problema del male. L'angelo vede la fine. L'uomo, che si avvale solo della ragione, ignora questa fine e insorge contro la sofferenza. Il credente, dotato di una fede debole, la sopporta malvolentieri, mentre il cristiano dalla fede viva crede in uno sbocco felice. Più vigorosamente crede, tanto più partecipa - senza mai uguagliarla - alla serenità imperturbabile degli angeli davanti al male. La pace profonda è una caratteristica degli amici di Dio. Essa risiede nell'intimo della loro anima e traspare dal loro viso e dal loro sguardo”. [ ... ma gli Angeli esistono davvero? Ed. Medjugorje ]. Tratto dal testo "il Burattinaio" di Carlo Maria di Pietro (WebMaster e Promoter della M.S.M.A.) http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/laici/2629-il-male-ci-perseguita--perche
Si Ricomincia !!!Da un bel pò non aggiorno lo spaces...si sà l'estate mette in letargo le tradizionali abitudini...
Ma da oggi ricomincio !!! |
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